Tuesday, January 12, 2010

Oggi ho visto una cosa che mi ha impressionato. Ero alla fermata del bus, ordinaria attesa del mezzo. Dal minimarket accanto esce una ragazza, una donna di una trentina d'anni, ucraina forse o moldava, con un sacchetto di pistacchi in mano. Nell'aprirlo di colpo ne cadono un venti-trenta sul marciapiede. Non è un marciapiede molto pulito: ci sono cicche, cartacce, le solite cose. Lei si piega e penso che forse li vuole recuperare, col guscio non si sono sporcati, ma no: li raccoglie uno a uno coscienziosamente e li getta nel cestino dei rifiuti accanto, accertandosi che non ne resti nessuno in terra. Ho pensato che un italiano, e neppure una donna italiana, avrebbe fatto lo stesso: li avrebbe lasciati lì, o al massimo li avrebbe spostati col piede in un angolo.
Ma che razza di gente siamo se a prendersi cura di ciò di cui noi non ci sogniamo di preoccuparci (il decoro di un marciapiede) sono invece gli stranieri? Mi viene la tentazione di fare un parallelo coi vecchi, di cui non ci curiamo più ecc. ma la scaccio subito: sarebbe bassa retorica dei buoni sentimenti, e non ci credo. No, ai nostri vecchi ci teniamo, e per fortuna che ci sono le badanti, ma per tante altre cose siamo svogliati e disillusi.
Un altro pensiero che mi è venuto è che la donna ucraina temesse di poter essere ripresa da qualcuno, come la solita immigrata che viene a fare casino, e si è affrettata a rimettere ordine. Ma questo sarebbe pure peggio, e spero proprio che non sia così.

Thursday, December 17, 2009

Sono stato al Moma, a New York. Veramente si dovrebbe scrivere MoMA o qualcosa del genere, ma immagino si capisca cosa sia. L'edificio è bellissimo, incantevole: cinque o sei piani di sale amplissime, luminose, con aperture interne e la possibilità di guardare dall'alto e vedere da un piano all'altro l'affollarsi dei visitatori, l'incessante ritmo silenzioso e cadenzato delle visite. L'arte contemporanea non mi fa più l'effetto di una volta: quando ero più giovane cercavo di capire i significati profondi che si nascondevano sulla superficie di quelle tele: mi sforzavo di vedere le linee, le macchie, la materia costitutiva dei quadri e pensavo che ogni opera avesse una sua precisa collocazione nel cosmo, che rappresentasse un punto insostituibile e necessario nella costruzione di un tutto significante, di un estetica moderna densa di siginificati, dello svolgersi di concetti assoluti e rivelatori. Non era Fontana che intitolava i suoi quadri Concetto spaziale? Ecco quel concetto era come una pagina di Calvino, esemplificata nelle lezioni americane: esatta, leggera, rapida, e in una parola vera nel suo nudo presentarsi agli occhi di chi le stava di fronte. Cercavo - e mi convincevo di trovare - un'epifania, anche se molto spesso mi dicevo che se non provavo sufficiente emozione era per colpa mia, che non riuscivo a cogliere, a penetrare quegli assoluti, che sarebbe occorso tempo, e studio, e riflessione per elevarmi a quella percezione esoterica.
Perché ci soffermiamo in religioso silenzio di fronte a qualche decina di quadri prodotti da poche persone che hanno avuto la ventura di vivere tutti in pochi chilometri quadrati nel corso di alcuni anni tra il secondo e il terzo decennio del secolo scorso? Ho letto di recente che dalla classe universitaria di Damien Hirst sono usciti tre o quattro dei maggiori artisti contemporanei viventi. Come è possibile? Non c'è una valida ragione statistica per questo, e noi perché dovremmo credere - perché si tratta di condividere una credenza - a una simile improbabile eventualità?
Non è un pensiero originale, ma anch'io sono sempre più convinto che a orientare il nostro gusto, le nostre idee in fatto di arte ed estetica, la nostra venerazione (parola spia) per i capolavori, sia una sorta di atteggiamento religioso. Ci rechiamo in pellegrinaggio a musei e mostre come si fa con i santuari e le reliquie. Siamo convinti che l'arte porti dei significati reconditi. Che le opere in quanto oggetti siano dotate di un'aura speciale che le rende uniche e preziose. Che l'avvicinarci a un'opera possa renderci migliori o elevarci al di sopra della miseria quotidiana. Che gli artisti siano persone sovrumane, dotati di percezioni superiori e degne di venerazione e di narrazione biografica. Per non parlare della sacralizzazione (museizzazione) di tutto ciò che hanno toccato o dei luoghi in cui hanno vissuto. Questa chiesa dell'arte ha i suoi santi, i sacerdoti, discepoli, credenti e reprobi. Un tempo l'arte era sacra perché ancella della religione (quella vera) oggi si è sacralizzata, riportando a una pratica cultuale enormi stuoli di gente che credeva di essersi liberata di ogni credo religioso. De hoc satis.

Beh, certo, Stasi è antipatico: un tg oggi lo definiva "glaciale" solo perché se ne stava buono e zitto all'ultima udienza. Lo stesso capitava con Scattone e Ferraro, a suo tempo, e anche Annamaria Franzoni non ha mai goduto del favore del pubblco. Ma il punto è che in un paese civile se non ci sono prove, se ci si fonda solo su indizi controversi e indagini grossolane non si può, e non si deve, condannare. Sì, ci sta antipatico, e poi "se non è stato lui, allora chi è stato?" e anche "ma a me non mi convince": bene, quindi che lo facciamo a fare un processo? Tanto vale impiccarlo in piazza, no? Fortuna che ha trovato un giudice coscienzioso che non si è accontentato del castello costruito dall'accusa, che non ha avuto rispetto corporativo per i suoi colleghi (e colleghe) pm e che ha ordinato nuove perizie e ricostruzioni e ha deciso secondo ciò che gli dettava la coscienza, e non la pancia.

Sunday, April 26, 2009

Nella lingua italiana è in corso un processo di semplificazione, lo si vede ogni giorno. Una forma che va scomparendo è il 'neppure', 'neanche'. Sempre più spesso si sente, si legge: "anche io, non.../anche noi, non..." Accade in maniera del tutto inconsapevole e di fatto non suona neppure più tanto stonato. In una mail una docente di Letteratura italiana alla Normale di Pisa mi scrive "anche io non amo le cose lasciate a metà", anziché "neppure io..."; e Sansonetti stamattina alla rassegna stampa di Radiotre dice a un ascoltatore "anche io non l'ho letto" e nessuno lo corregge.

Friday, April 17, 2009

Parliamo di Annozero di ieri sera. La discussione pubblica ha raggiunto l'usuale parossismo di noia: va da sé che la satira è sgradevole, va da sé che non è fatta per piacere o compiacere, che deve tirare fango ad alzo zero ecc. Le trasmissioni del conduttore sono così da anni, faziose e scontate, nulla di nuovo e d'altra parte la reazione della Rai con la sospensione del disegnatore è una misura ridicola a dir poco.

Più interessanti dal mio punto di vista due macroscopici errori di ortografia: un cartello mostrato dal conduttore che riportava "provincie", con la 'i', e una vignetta del disegnatore dove il povero precario dice: "ma così no sto sù", "sù" con l'accento. Ecco: sono qui i particolari rivelatori.

Solo una piccolissima annotazione di merito: come in Dario Fo anche la satira di Vauro si appella a una purezza cristiana perduta - quasi un tema francescano - e mette in scena un "povero-Cristo" precario. Anche in questo la sinistra italiana non riesce - proprio non gli riesce - a essere laica. Poi magari dicono che il paradigma religioso è nazional-popolare, ma penso proprio che sia purtroppo la spia di un atteggiamento intimamente religioso: moralista e dogmatico.

Thursday, May 29, 2008

Prova

Sunday, March 16, 2008

Il dollaro a 1,56. Ma perché misuriamo in dollari il valore del dollaro? Non dovremmo dire che il dollaro sta a 0,64 euro? Non è un'incongruenza dire che il dollaro crolla perché è passato da 1,45 a 1,56? Comunque siamo in buona compagnia: anche i francesi fanno lo stesso errore; i tedeschi invece, precisi come sono, si riferiscono comunque al valore dell'euro, anche se sempre in termini di dollari.
Quando c'era la lira il valore del dollaro era invece espresso in lire, come quello delle altre monete. Si diceva il dollara ha sfondato le 2000 lire! Oppure il dollaro debole a 1000! Che è successo? Perché questa inversione?
Probabilmente questo ci dice qualcosa: se pensiamo al dollaro come moneta di riferimento forse è perché l'euro - in tutta Europa - non è ancora percepito come la "nostra" moneta, ma ancora come qualcosa di estraneo, di astratto.

Wednesday, February 20, 2008

Per l'ennesima volta una traduzione sciatta in un telefilm. CSI New York, trama mediocre: all'interno di un laboratorio un poliziotto vede un animale mostruoso, un topo con una specie di orecchio sulla schiena. Il ricercatore gli spiega che è transgenico e che così fanno crescere un organo che poi trapianteranno completo su un paziente. Il poliziotto esprime un certo ribrezzo e il ricercatore gli risponde: "E' il nuovo mondo coraggioso". Probabilmente - anzi con certezza - si tratta di una citazione del titolo del romanzo di Aldous Huxley 'Brave New World', in cui i bambini sono fatti nascere artificialmente in certi bottiglioni di laboratorio, e il parallelo con le mostruosità del laboratorio genetico è trasparente. Il traduttore però non sembra saperlo, altrimenti avrebbe tradotto con "è il mondo nuovo" (riecheggiando il titolo italiano del libro); o avrebbe rinunciato perché l'eco di Huxley nella nostra cultura è molto più flebile; oppure avrebbe cercato di citare il titolo di un libro o film apocalittico più conosciuto da noi. Ma non ha colto nessuna eco, e ha dato la traduzione più piatta e incolore possibile, rendendo tra l'altro incomprensibile la battuta. Beh, non è tanto questo che sconforta: non si può aver letto tutto, quanto la distanza tra gli sceneggiatori di CSI, che una certa conoscenza la dimostrano, e la assoluta inadeguatezza di chi dovrebbe interpretarli alla periferia dell'impero (se ha ancora senso una simile espressione: magari basta alla periferia e stop). Buona notte.

Saturday, August 25, 2007

Dopo quattro anni sono riuscito a riprendere il controllo di dedalus - il mio primo blog - e finalmente posso ricominciare a scrivere. Certo ho un po' di arretrato da recuperare...

Thursday, February 06, 2003

E’ scomparso il Primo Febbraio
Sarà per la diffusione dei computer o perché l’italiano è finalmente diventato la lingua del popolo; sta di fatto che è scomparso il primo del mese, sostituito incongruamente da “l’1”. Sul Foglio di ieri (p.2) si legge “l’1 febbraio 2003”. Quello che è interessante è che nello stesso articolo, qualche riga dopo, si trova il “1° maggio” (con le manifestazioni annesse). Già: il 1° maggio è il rito del Primo Maggio, non un 1 febbraio qualsiasi.

Monday, February 03, 2003

Kosztka Csontváry


E' un pittore ungherese. Assistendo a una sua mostra Picasso commentò: "Credevo che in questo secolo di grandi pittori ci fossi solo io" Vale la pena di vedere questo, e questo. Oppure tutti insieme i suoi quadri e un commento presso la Galleria Nazionale ungherese. In genere i siti su Budapest e i suoi musei sono eccellenti.
Resistere, resistere, resistere


Oggi solo spigolature. Vorrei segnalare - dai giornali che riesco a leggere - l’articolo sul Corriere di Francesco Giavazzi a proposito del commissariamento del CNR. Signora Moratti, io non l’ho mai amata particolarmente ma questa volta ascolti il consiglio: resista.


New blog in the block
Devo ringraziare Antonio Dini per avermi aiutato a capire (cioè me l’ha proprio spiegato) come si fanno varie cose: grassetti, corsivi, link di vario genere.

Sunday, February 02, 2003

Paradisi fiscali
Chissà perché in Italia si parla di “paradisi” fiscali per indicare quelli che in inglese sono “tax haven” (porti sicuri, rifugi)? Da un lato deve esserci una svista - “haven” deve essere stato scambiato per “heaven”, paradiso; immagino però che il bisticcio sia stato aiutato dal fatto che per noi italiani un posto dove non si paga un inferno di tasse deve proprio essere un ‘paradiso’...

Copycat
Già per la seconda volta la rubrica Redazionalmente corretto del Foglio compilata da Christian Rocca (a proposito, molto gustosa: complimenti da un lettore di Repubblica dal primo numero) associa il termine copycat a serial killer. E’ vero che c’è stato un film (Copycat) in cui un killer si ispirava a omicidi famosi, che appunto copiava; ed è anche vero che Vittorio Zucconi(Zuccopycat), in un articolo sulla vicenda dello Sniper di Washington, ha tradotto il termine in modo stupidamente letterale (per fare lo spiritoso, come non sempre gli riesce). Ma copycat vuol dire solo copione. Si veda per una very quick reference l’ottimo (ottimo davvero) dizionario incorporato in Word 2001 (Mac Edition): cop·y·cat n Somebody, especially a child, who slavishly imitates another (informal)
Democrazia compiuta?
Questa mattina alla rassegna stampa di Radio3 il direttore del Manifesto, Riccardo Barenghi, ha dichiarato che è da discutersi se gli Stati Uniti siano una "democrazia compiuta". A sostegno di questa stupefacente affermazione ricordava come - trenta anni fa - durante un viaggio in America, spingendosi fuori da città "europee" come San Francisco o New York avesse avuto "l'impressione che non vi fosse poi tanta partecipazione". Se su questo genere di provincialismo si fondano le opinioni del direttore di un importante quotidiano nazionale, fanno bene gli americani a disinteressarsi completamente del nostro paese.

Friday, January 10, 2003

Decisamente non ho il tempo per stare dietro a un blog. Penso però che se cerco di applicarmi - e soprattutti di ricordarmi di avercelo - posso arrivare ad riversare qui le cose notevoli. Enduring blog.

Wednesday, December 25, 2002

Salve a tutti. Questo è il mio primo blog, e ancora non so bene cosa farci; per il momento auguri per Natale e il nuovo anno.