Thursday, December 17, 2009
Perché ci soffermiamo in religioso silenzio di fronte a qualche decina di quadri prodotti da poche persone che hanno avuto la ventura di vivere tutti in pochi chilometri quadrati nel corso di alcuni anni tra il secondo e il terzo decennio del secolo scorso? Ho letto di recente che dalla classe universitaria di Damien Hirst sono usciti tre o quattro dei maggiori artisti contemporanei viventi. Come è possibile? Non c'è una valida ragione statistica per questo, e noi perché dovremmo credere - perché si tratta di condividere una credenza - a una simile improbabile eventualità?
Non è un pensiero originale, ma anch'io sono sempre più convinto che a orientare il nostro gusto, le nostre idee in fatto di arte ed estetica, la nostra venerazione (parola spia) per i capolavori, sia una sorta di atteggiamento religioso. Ci rechiamo in pellegrinaggio a musei e mostre come si fa con i santuari e le reliquie. Siamo convinti che l'arte porti dei significati reconditi. Che le opere in quanto oggetti siano dotate di un'aura speciale che le rende uniche e preziose. Che l'avvicinarci a un'opera possa renderci migliori o elevarci al di sopra della miseria quotidiana. Che gli artisti siano persone sovrumane, dotati di percezioni superiori e degne di venerazione e di narrazione biografica. Per non parlare della sacralizzazione (museizzazione) di tutto ciò che hanno toccato o dei luoghi in cui hanno vissuto. Questa chiesa dell'arte ha i suoi santi, i sacerdoti, discepoli, credenti e reprobi. Un tempo l'arte era sacra perché ancella della religione (quella vera) oggi si è sacralizzata, riportando a una pratica cultuale enormi stuoli di gente che credeva di essersi liberata di ogni credo religioso. De hoc satis.
Beh, certo, Stasi è antipatico: un tg oggi lo definiva "glaciale" solo perché se ne stava buono e zitto all'ultima udienza. Lo stesso capitava con Scattone e Ferraro, a suo tempo, e anche Annamaria Franzoni non ha mai goduto del favore del pubblco. Ma il punto è che in un paese civile se non ci sono prove, se ci si fonda solo su indizi controversi e indagini grossolane non si può, e non si deve, condannare. Sì, ci sta antipatico, e poi "se non è stato lui, allora chi è stato?" e anche "ma a me non mi convince": bene, quindi che lo facciamo a fare un processo? Tanto vale impiccarlo in piazza, no? Fortuna che ha trovato un giudice coscienzioso che non si è accontentato del castello costruito dall'accusa, che non ha avuto rispetto corporativo per i suoi colleghi (e colleghe) pm e che ha ordinato nuove perizie e ricostruzioni e ha deciso secondo ciò che gli dettava la coscienza, e non la pancia.
Sunday, April 26, 2009
Friday, April 17, 2009
Più interessanti dal mio punto di vista due macroscopici errori di ortografia: un cartello mostrato dal conduttore che riportava "provincie", con la 'i', e una vignetta del disegnatore dove il povero precario dice: "ma così no sto sù", "sù" con l'accento. Ecco: sono qui i particolari rivelatori.
Solo una piccolissima annotazione di merito: come in Dario Fo anche la satira di Vauro si appella a una purezza cristiana perduta - quasi un tema francescano - e mette in scena un "povero-Cristo" precario. Anche in questo la sinistra italiana non riesce - proprio non gli riesce - a essere laica. Poi magari dicono che il paradigma religioso è nazional-popolare, ma penso proprio che sia purtroppo la spia di un atteggiamento intimamente religioso: moralista e dogmatico.
Thursday, May 29, 2008
Sunday, March 16, 2008
Quando c'era la lira il valore del dollaro era invece espresso in lire, come quello delle altre monete. Si diceva il dollara ha sfondato le 2000 lire! Oppure il dollaro debole a 1000! Che è successo? Perché questa inversione?
Probabilmente questo ci dice qualcosa: se pensiamo al dollaro come moneta di riferimento forse è perché l'euro - in tutta Europa - non è ancora percepito come la "nostra" moneta, ma ancora come qualcosa di estraneo, di astratto.
Wednesday, February 20, 2008
Saturday, August 25, 2007
Thursday, February 06, 2003
Sarà per la diffusione dei computer o perché l’italiano è finalmente diventato la lingua del popolo; sta di fatto che è scomparso il primo del mese, sostituito incongruamente da “l’1”. Sul Foglio di ieri (p.2) si legge “l’1 febbraio 2003”. Quello che è interessante è che nello stesso articolo, qualche riga dopo, si trova il “1° maggio” (con le manifestazioni annesse). Già: il 1° maggio è il rito del Primo Maggio, non un 1 febbraio qualsiasi.
Monday, February 03, 2003
E' un pittore ungherese. Assistendo a una sua mostra Picasso commentò: "Credevo che in questo secolo di grandi pittori ci fossi solo io" Vale la pena di vedere questo, e questo. Oppure tutti insieme i suoi quadri e un commento presso la Galleria Nazionale ungherese. In genere i siti su Budapest e i suoi musei sono eccellenti.
Oggi solo spigolature. Vorrei segnalare - dai giornali che riesco a leggere - l’articolo sul Corriere di Francesco Giavazzi a proposito del commissariamento del CNR. Signora Moratti, io non l’ho mai amata particolarmente ma questa volta ascolti il consiglio: resista.
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Devo ringraziare Antonio Dini per avermi aiutato a capire (cioè me l’ha proprio spiegato) come si fanno varie cose: grassetti, corsivi, link di vario genere.
Sunday, February 02, 2003
Chissà perché in Italia si parla di “paradisi” fiscali per indicare quelli che in inglese sono “tax haven” (porti sicuri, rifugi)? Da un lato deve esserci una svista - “haven” deve essere stato scambiato per “heaven”, paradiso; immagino però che il bisticcio sia stato aiutato dal fatto che per noi italiani un posto dove non si paga un inferno di tasse deve proprio essere un ‘paradiso’...
Copycat
Già per la seconda volta la rubrica Redazionalmente corretto del Foglio compilata da Christian Rocca (a proposito, molto gustosa: complimenti da un lettore di Repubblica dal primo numero) associa il termine copycat a serial killer. E’ vero che c’è stato un film (Copycat) in cui un killer si ispirava a omicidi famosi, che appunto copiava; ed è anche vero che Vittorio Zucconi(Zuccopycat), in un articolo sulla vicenda dello Sniper di Washington, ha tradotto il termine in modo stupidamente letterale (per fare lo spiritoso, come non sempre gli riesce). Ma copycat vuol dire solo copione. Si veda per una very quick reference l’ottimo (ottimo davvero) dizionario incorporato in Word 2001 (Mac Edition): cop·y·cat n Somebody, especially a child, who slavishly imitates another (informal)
Questa mattina alla rassegna stampa di Radio3 il direttore del Manifesto, Riccardo Barenghi, ha dichiarato che è da discutersi se gli Stati Uniti siano una "democrazia compiuta". A sostegno di questa stupefacente affermazione ricordava come - trenta anni fa - durante un viaggio in America, spingendosi fuori da città "europee" come San Francisco o New York avesse avuto "l'impressione che non vi fosse poi tanta partecipazione". Se su questo genere di provincialismo si fondano le opinioni del direttore di un importante quotidiano nazionale, fanno bene gli americani a disinteressarsi completamente del nostro paese.